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Nobita Nobi è un ragazzo giapponese di dieci anni che frequenta la quinta elementare; sebbene sia una persona di buon cuore, è caratterizzato da pigrizia, sfortuna e debolezza fisica. Proprio per questo è costretto a sottostare alle prepotenze di Takeshi Gōda, da tutti soprannominato Gian, un bullo irascibile e forzuto, e da Suneo Honekawa, un ragazzo facoltoso e viziato che sfrutta l'amicizia di Gian per ottenere il rispetto degli altri ragazzi del luogo. L'unico sogno di Nobita, quello di sposare l'amica e compagna di classe Shizuka Minamoto, viene ostacolato dalla presenza di Dekisugi Hidetoshi, un giovane estremamente intelligente che esercita su di lei una forte attrazione.
A causa dei suoi pessimi risultati in campo scolastico e sportivo Nobita è costantemente rimproverato dal maestro e dai genitori, Tamako e Nobisuke, i quali cercano invano di stimolarlo a impegnarsi di più e ad assumersi le proprie responsabilità. Nobita tuttavia continuerà a collezionare fallimenti che porteranno la sua futura famiglia e i suoi discendenti in condizioni di povertà. Sewashi Nobi, un discendente di Nobita proveniente dal XXII secolo, decide allora di tornare indietro nel tempo per aiutare il ragazzo a migliorare il suo futuro, lasciando a vegliare su di lui un gatto robot, Doraemon. Quest'ultimo, grazie al gattopone, una tasca quadri-dimensionale contenente numerosi gadget detti chiusky, rivoluziona completamente la vita di Nobita, migliorando i rapporti che il giovane ha con i genitori e gli amici.
Doraemon diventa rapidamente amico del giovane e si mostra estremamente premuroso nei suoi confronti: lo sostiene infatti nei momenti di difficoltà, cercando tuttavia di evitare che i suoi chiusky vengano usati in modo sconsiderato. I due vivono così insieme moltissime avventure e il ragazzo, sebbene compia spesso degli errori, riesce comunque con l'aiuto di Doraemon a risolvere i suoi problemi, facendo la cosa giusta e imparando la lezione di turno. Il futuro di Nobita diventa così roseo, permettendo al giovane di poter sposare Shizuka. Doraemon può così tornare nel futuro: il ragazzo infatti è cresciuto e può affrontare da solo i problemi che la vita gli metterà davanti.
Il progetto della prima serie animata di Doraemon fu avviato da Masami Niikura, presidente di Nippon TV Doga, che inizialmente avrebbe voluto animare un'opera di genere yakuza intitolata 'Shonen Jirocho Sangokushi', ma il progetto fallì e Doraemon fu scelto come programma di riserva.
Genesi
Nel 1972 l'editore di una rivista Shogakukan, Hiroshi Igawa, fu contattato da un produttore di Nippon TV per suggerire opere da adattare in anime: propose sia 'Kaasan Boshi' che 'Doraemon', e quest'ultimo fu scelto nonostante fosse allora un'opera ancora poco conosciuta rispetto ad altri manga di Fujiko Fujio come Obake no Q-Taro.
Cast
La voce originale di Doraemon fu affidata a Kosei Tomita, scelto perché lo staff immaginava il personaggio come un 'simpatico zio premuroso'; a metà della serie, per abbassare l'età percepita del personaggio e ampliare il pubblico target, Tomita fu sostituito da Masako Nozawa.
Cast
Prima che Nippon TV Doga producesse la serie, esisteva un altro progetto concorrente di Doraemon ideato da Soji Ushio della Pi Production per Fuji TV, pensato inizialmente come film live-action con Doraemon trasformato in un 'robot spaziale venuto dallo spazio'; per questo ruolo era stata scelta Nobuyo Oyama, la futura storica voce di Doraemon nella serie del 1979, grazie alla sua performance nell'anime 'Harris no Kaze'.
Riprese
Il regista capo Mitsuo Kamimura non incontrò mai personalmente l'autore Fujiko Fujio durante tutta la produzione della serie, poiché i contatti con l'autore passavano tramite il responsabile editoriale Masao Tokumaru.
Riprese
Nell'agosto 1973 il presidente della Nippon TV Doga, Masami Niikura, sparì improvvisamente; la nuova dirigenza, disinteressata all'animazione, decise di chiudere l'azienda, costringendo la troupe a realizzare l'ultimo episodio in appena due settimane.
Riprese
La notte della messa in onda dell'ultimo episodio, il capo di produzione Jun Masami fu costretto a bruciare quasi tutti i materiali di produzione (cel, sceneggiature, storyboard) sulle rive del fiume Arakawa a Urawa, definendo l'esperienza come 'seppellire il proprio figlio'.
Riferimenti
L'immagine finale dell'ultimo episodio, con un piccolo uccello giallo che vola via dalla mano di Doraemon, fu ideata da Jun Masami come simbolo di un futuro ricongiungimento, ispirandosi a un film in cui un nastro giallo simboleggiava l'attesa di un ritorno sicuro.
Riferimenti
Il cartello finale 'Alla prossima puntata' mostrato dopo l'ultimo episodio, nonostante la serie fosse stata cancellata, non fu un errore ma una scelta voluta dal capo di produzione per esprimere la speranza dello staff di poter continuare la serie con lo stesso gruppo di lavoro.
Riprese
Dopo la fine della trasmissione, il fondatore del leggendario Mushi Production, Osamu Tezuka, si dimostrò un sostenitore chiave dietro le quinte: convinse personalmente i fornitori a procurare pellicola e materiali durante la crisi petrolifera, e intervenne telefonicamente per difendere la reputazione del capo di produzione Jun Masami quando circolarono voci diffamatorie su di lui in Nippon TV.
Accoglienza
Nel 1979, durante una riproposizione della serie sulla rete Toyama Television, la trasmissione fu interrotta dopo la nona puntata a seguito di una lettera di diffida inviata da Shogakukan e dallo studio di Fujiko Fujio, un episodio noto come 'incidente di Toyama'; da allora la serie non fu più riproposta in syndication.
Accoglienza
Secondo l'ex responsabile della programmazione di TV Asahi, Hiroshi Takahashi, fu proprio la sua rete a chiedere a Shogakukan di 'sigillare' la vecchia serie del 1973 per evitare che la sua riproposizione confondesse i bambini rispetto alla nuova serie del 1979, contraddicendo la versione secondo cui la richiesta di stop sarebbe partita dall'autore stesso.
Curiosità
Gran parte del materiale originale della serie è considerato perduto: solo una decina di episodi in pellicola grezza sono conservati privatamente dall'ex capo di produzione, mentre 16 episodi della seconda metà della serie sono stati ritrovati nel 1995 nei magazzini della società di sviluppo Toyo Laboratory (oggi IMAGICA) durante la chiusura dello stabilimento di Yokohama.
Riferimenti
In una pellicola pornografica giapponese del 1973, in una scena ambientata in un appartamento si intravede per circa 30 secondi, sullo schermo di una televisione in bianco e nero sullo sfondo, un frammento dell'episodio della serie, prima che il canale venga cambiato su 'Mazinga Z'.